The Irish Press - Retina, cellule vascolari ottenute in laboratorio per nuove terapie

Retina, cellule vascolari ottenute in laboratorio per nuove terapie
Retina, cellule vascolari ottenute in laboratorio per nuove terapie

Retina, cellule vascolari ottenute in laboratorio per nuove terapie

Positivi i primi test su modelli animali

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Ottenute in laboratorio le cellule specializzate che rivestono i vasi sanguigni della retina: potrebbero rappresentare un'alternativa più accessibile ed economica rispetto alle cellule che vengono attualmente prelevate dai pazienti a scopo di ricerca. Una volta iniettate nei topi, hanno dimostrato di integrarsi nel tessuto danneggiato, contribuendo alla formazione di nuovi vasi sanguigni funzionali e al recupero della funzione retinica prima che si deteriori la vista. Il risultato è pubblicato su Nature Biomedical Engineering dai ricercatori della Duke University negli Stati Uniti. Lo studio, finanziato dal National Eye Institute e dalla Nasa, indica il potenziale utilizzo di queste cellule come modello per fare ricerca sulle malattie vascolari retiniche e per lo sviluppo di nuove terapie. Attualmente le cellule endoteliali retiniche vengono prelevate da pazienti e poi coltivate in laboratorio, il che le rende costose e disponibili in quantità limitata. Per superare questo ostacolo, i ricercatori hanno provato a coltivarle a partire da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC), ovvero cellule adulte riprogrammate per tornare bambine e differenziarsi in un'ampia varietà di altri tipi cellulari. Grazie a una specifica miscela di fattori di crescita, le cellule sono state indotte a differenziarsi nel tipo di cellule endoteliali presenti nella retina. Una volta pronte, sono state iniettate in topi con vasi sanguigni retinici deboli e non strutturati, prima che si verificasse una reale perdita della vista. Le cellule si sono integrate con successo e hanno contribuito a sviluppare vasi sanguigni robusti e resistenti. "I test hanno dimostrato che queste cellule coltivate in laboratorio sono promettenti per i trattamenti preventivi, soprattutto perché dovrebbero essere più facili ed economiche da ottenere con la nostra tecnica", spiega il bioingegnere Parker Esswein. "Sebbene i nostri esperimenti non abbiano cercato di modellare un'ampia varietà di malattie oculari in questi studi, siamo fiduciosi di poter creare eccellenti modelli di tessuto umano in laboratorio per contribuire a una migliore comprensione di queste malattie e alla scoperta di terapie".

P.Grannan--IP