Torna restaurato lo scandaloso 'L'Impero dei Sensi' ed è uncut
Il controverso film di Ōshima vietato ai minori di 18 anni tra sesso assoluto e tragedia
(di Francesco Gallo) Di fronte a 'L'impero dei sensi' di Nagisa Ōshima, 'Ultimo tango a Parigi' di Bernardo Bertolucci fa quasi sorridere. Nel film del più scandaloso e irriverente regista giapponese, che torna in sala il 9 novembre con CG Entertainment dopo cinquant'anni in versione uncut, si andava infatti ben oltre lo scandalo della pellicola con Marlon Brando e della vexata quaestio della scena del burro, perché Ōshima si era spinto molto più lontano, rivendicando scene di rapporti sessuali non simulate e girate 'dal vero'. Non solo. 'L'impero dei sensi' è la storia di una passione smodata e irrefrenabile, che ricorda molto la letteratura erotica di Bataille, e ha un approccio radicale alla sessualità e al desiderio, con continui amplessi e scene con il sesso di entrambi i protagonisti in bella vista. Il film, come accade spesso per le storie più incredibili, racconta un fatto vero accaduto nel 1936. Protagonista Sada Abe, una donna molto bella con un passato da prostituta, che intreccia una relazione con Kichizō Ishida, proprietario di una locanda in cui lei è una semplice inserviente. La loro relazione diventa mano a mano sempre più ossessiva. La donna a un certo punto dichiara all'amato, quasi a giustificarsi, di essere affetta da 'eretismo' (un desiderio continuo ed incontrollabile), ma alla fine la vicenda si conclude tragicamente. In Giappone non mancarono conseguenze per i due giovani attori protagonisti: Tatsuya Fuji, che interpretava Kichizō Ishida ed era già un attore affermato, resse meglio il colpo, mentre Eiko Matsuda (Sada), meno conosciuta, subì conseguenze particolarmente pesanti per la sua carriera. Tra le curiosità di questo film scandalo il fatto che venne girato in Giappone, con attori giapponesi, ma fu realizzato come coproduzione franco-giapponese: il negativo infatti venne sviluppato e montato a Parigi, evitando così che l'intera lavorazione fosse sottoposta ai controlli nel paese del Sol Levante. In Giappone, comunque, fu possibile proiettare soltanto una versione pesantemente censurata. Diverso il destino in Italia. Nel 1977 la distribuzione Medusa presentò il film alla commissione di censura che negò il permesso di proiezione, considerando inaccettabili l'insistenza dei rapporti sessuali, alcune pratiche rappresentate e la violenza del finale. La società distributrice fece allora ricorso, sostenendo che quelle scene avessero un valore artistico e fossero necessarie all'opera. L'11 ottobre 1977 anche la commissione d'appello respinse il film. Soltanto dopo modifiche e tagli venne concesso il nulla osta, con divieto ai minori di 18 anni. Nel 1979, tre anni dopo la presentazione internazionale, il film uscì in Italia e l'8 aprile l'Unità annunciava con toni trionfalistici che la censura aveva finalmente riconosciuto il valore artistico dell'opera al grido di: 'Il pubblico italiano è diventato finalmente 'adulto'!". Una curiosità. Quando in Giappone il regista finì sotto processo per oscenità, ribaltò l'accusa con una semplice battuta: "L'oscenità non sta in ciò che si mostra, ma in ciò che si nasconde".
A.Hanbury--IP